Secondo le statistiche più recenti, i celiaci sono in aumento in maniera netta e decisa non soltanto in Italia ma bensì in tutto il mondo.

Gli ultimi anni hanno visto una crescita esponenziale nell’attenzione riservata alla celiachia, sia da parte della comunità scientifica che da parte dei singoli utenti e dei media. La popolazione è sempre più aggiornata e informata, sebbene sussistano alcune importanti lacune che dovrebbero essere carattere di dibattito e che andrebbero chiarite onde evitare la diffusione di informazioni errate.

La disponibilità di mezzi e metodologie diagnostiche è sempre maggiore, i test, grazie alla sovrapponibilità degli stessi, sono sempre più specifici e sempre più sensibili. Arrivare a diagnosi è ormai cosa da poco: anche i casi più complessi arrivano, in tempi più o meno brevi, a corretta diagnosi di celiachia se trattati con le dovute attenzioni e soprattutto se trattati in maniera olistica, ovvero guardando “al grande insieme delle cose” piuttosto che al singolo sintomo o alla singola patologia riscontrata. Sappiamo tutti infatti che la celiachia può presentarsi sotto svariate forme, con sintomatologie correlate e patologie concomitanti.

Riuscire a leggerle in chiave più ampia, guardando alla sostanza anziché trattarle singolarmente come patologie/sintomi a sé stanti, è la chiave per una diagnosi rapida e sicura, che non lasci scampo a dubbi.

E’ boom di celiaci in aumento: ecco le cifre ufficiali

Sono molti gli istituti ufficiali che si preoccupano di censire, di anno in anno, tutti i nuovi casi di celiachia in Italia e nel resto del mondo. Ma quali sono i dati ufficiali relativi all’aumento di casi?

In Italia ad occuparsene sono le università e le associazioni: ogni anno è tuttavia il Parlamento stesso che si preoccupa di tirar fuori una relazione riassuntiva di tutte le statistiche effettuate.

Dal 2007, primo anno censito dalla Relazione, il numero di persone affette da celiachia correttamente diagnosticata è passato dal 64.398 alle 182.858 unità del 2015. Parliamo di cifre importanti, dal momento che l’incremento arriva quasi a toccare il 185% in più di soggetti. Ovviamente le statistiche continuano a confermare un dato già noto, ovvero la maggiore predisposizione alla celiachia da parte delle donne (circa 2 su 3 dei soggetti affetti da malattia celiaca appartengono per l’appunto al sesso femminile).

Ma è il Centro per la ricerca sulla celiachia (CFCR) di Boston, capitanato da un gruppo di ricercatori italiani, ad aver effettuato il lavoro più importante. Nell’articolo intitolato “The New Epidemiology of Celiac Disease” pubblicato sul Journal of Pedriatic Gastroenterology and Nutrition viene evidenziata la forte crescita dei casi di celiachia negli ultimi anni. La popolazione media dei soggetti malati si attesta sull’1%, ma la tendenza è aumentata di ben 5 volte nell’ultima manciata di anni, 25 per l’esattezza, soprattutto in età pediatrica.

L’Europa e gli Stati Uniti, sedi storiche dei maggiori casi di celiachia, continuano ad esserlo. Nord Africa e Medio Oriente si attestano su una prevalenza di casi leggermente più bassa, nonostante la popolazione sia prevalentemente composta proprio da individui con radici genetiche Europee e nonostante il consumo di frumento sia elevato.

L’unica terra ad uscire quasi “indenne” dal boom della celiachia è l’Asia. Vi è la presenza di una sorta di “cintura celiaca” che include le regioni dell’India, estimatrici del frumento, mentre rimangono pochissimi i casi in zone come la Cina e il Giappone, terre che consumano prevalentemente prodotti aglutinati per una mera questione legata alla cultura culinaria.

Ma perché i celiaci sono in aumento?

Di sicuro la qualità degli strumenti diagnostici ad oggi in nostro possesso è una delle cause principali dell’aumento di diagnosi di celiachia, in qualunque sua forma. Negli anni 60 i pazienti celiaci erano 1/5 rispetto a quanto lo siano oggi, ma c’era una conoscenza di base della malattia di gran lunga inferiore rispetto a quella odierna.

prodotti senza glutine erano costosissimi e reperibili soltanto attraverso canali di vendita diretta: i negozi specializzati si contavano sulle dita di una mano e molti celiaci erano costretti a organizzare “viaggi della speranza” lunghi ore per fare scorte di alimenti o ordinare tramite telefono o posta. I medici stessi non avevano quasi mai una reale conoscenza approfondita della materia: molti dei pazienti celiaci venivano curati per tutt’altro. Chi presentava crampi e diarrea ricorrenti riceveva cure a base di dieta in bianco, probiotici, antispasmodici e antidiarroici. Alla “causa madre” non guardava quasi mai nessuno.

Ad oggi non è più così ed una maggiore consapevolezza (oltre a una maggiore praticità delle diagnosi, la cui prima fase prevede dei semplici controlli di laboratorio effettuabili in qualsiasi laboratorio di analisi) ha permesso di rendere le diagnosi talmente semplici che ciò ha portato, immancabilmente, a un aumento della media dei casi.

I celiaci sono in aumento anche a causa della scarsa qualità del cibo

Ma non è tutto qui. Una delle maggiori cause di aumento della celiachia risiede nella qualità degli alimenti che consumiamo ogni giorno. Studi su studi affermano ogni giorno che la qualità del cibo che portiamo sulle nostre tavole, causa sovrabbondanza e eccesso di sprechi, è andata via via peggiorando nel corso degli anni e continua a farlo inesorabilmente.

I cereali sono gli alimenti che maggiormente hanno subito i contraccolpi dei processi di industrializzazione: da un lato la loro disponibilità è aumentata notevolmente, dall’altro la loro qualità si è ridotta drasticamente. I profili amminoacidici dei cereali sono cambiati notevolmente nel corso degli ultimi anni; la qualità delle proteine è calata di molto. Il glutine, già di per sé poco digeribile, è stato reso ancora più complesso da decodificare per l’organismo a causa dei processi di raffinazione che hanno permesso la diffusione sempre maggiore di cereali e prodotti raffinati, a base di farina bianca, a dispetto di quelli integrali, più digeribili e più completi ed equilibrati dal punto di vista nutrizionale.

Inoltre, a causare il boom di celiaci soprattutto tra bambini e neonati, sembrerebbe essere stato il gutine stesso. I bambini sono particolarmente sensibili all’introduzione di nuovi alimenti nella loro dieta giornaliera. Lo svezzamento è un processo delicato, che richiede tempo e pazienza.

L’industria ha reso sempre più comuni i cereali contenenti glutine all’interno dei prodotti per il primissimo svezzamento, peggiorando la risposta alla proteina del grano in tutti quei soggetti già predisposti a sviluppare celiachia (parenti di primo grado di soggetti celiaci).