La risposta a questa domanda è No. La celiachia non si può curare. Non esistono, al momento, terapie che permettano una completa guarigione dalla patologia. Si tratta di una malattia autoimmune che mette a dura prova l’organismo e che può portare allo scatenarsi di complicazioni anche molto gravi.

Avere a che fare con le patologie autoimmuni è sempre complesso: il corpo fa di se stesso il proprio bersaglio, si danneggia e si indebolisce da solo, quasi a volersi autodistruggere. Da un lato sembrerebbe scontata la necessità di “sostenerlo” in un qualche modo, dall’altro viene logico pensare a quanto la cosa possa essere controproducente.

Pensiamo ad esempio al tipico quadro celiaco da malassorbimento: dimagrimento evidente, spossatezza, carenze nutrizionali (e di conseguenza sistema immunitario inefficiente). Una corretta supplementazione dovrebbe rappresentare la base da cui partire per ripristinare un buon equilibrio, ma fino al momento in cui non si eliminerà il glutine (causa scatenante del quadro clinico da malassorbimento) andare a rinforzare l’organismo con integratori per la salute come i probiotici e i multivitaminici non farà altro che rafforzare il sistema immunitario, che sarà poi ancora più reattivo, pronto non ha difendere l’organismo dagli eventuali attacchi provenienti dall’esterno, ma bensì a “farsi la guerra da solo”.

La complessità di questo meccanismo è in realtà semplicissima da trattare, così come semplice è migliorare la qualità di vita dei pazienti celiaci, sebbene non esistano speranze alcune di guarigione completa dal male e sebbene non vi siano cure farmacologiche di alcun tipo in grado di essere d’aiuto ai soggetti ammalati.

Celiachia: perché i medici parlano di “terapia” se è impossibile guarire?

Nonostante sia impossibile guarire dalla celiachia, che una volta diagnosticata farà parte del paziente per tutta la sua vita, è possibile (anzi, indispensabile) trattarla tempestivamente per ridurne i sintomi e permettere ai soggetti ammalati di ricominciare a condurre una vita normale. Nonostantealcune forme di celiachia siano asintomatiche, è in realtà fatto certo che qualunque paziente (anche coloro che non percepivano alcun sintomo) finisca per provare benefici notevoli in termini di umore e salute -intestinale e generale- una volta intrapresa una terapia con dieta aglutinata.

Di fatto, la terapia consente di disfarsi di tutti i sintomi legati alla malattia. Ovviamente solo se protratta in maniera ferrea e per un periodo di tempo mediamente lungo, che consenta non solo di ottenere un ripristino delle normali condizioni psico/fisiche del paziente, ma anche un ripristino lento e graduale dei villi intestinali, atrofizzati dalla malattia.

valori ematici rientreranno poi anch’essi pian piano nella norma. Una serie di benefici, insomma, che faranno sì che il paziente possa sentirsi “guarito” dalla celiachia, nonostante il glutine continuerà a scatenare a vita, in lui, la cascata di reazioni immunitarie alle quali la patologia lo rende soggetto. Ecco perché i medici, nel trattare la celiachia, preferiscono parlare di Terapia piuttosto che di Cura.

pane celiachia

Ma qual è la terapia per la malattia celiaca?

Ad oggi non esistono farmaci in grado di ridurre i sintomi della celiachia, o per meno, non ne esistono che consentano di astenersi dall’unica terapia possibile e ritenuta ad oggi valida dalla comunità scientifica a livello mondiale: la dieta senza glutine.

Una volta allontanato definitivamente il glutine dall’alimentazione del paziente, in maniera scrupolosa e soprattutto definitiva, quest’ultimo potrà tuttavia richiedere l’accesso a terapie coadiuvanti finalizzate a una più rapida adesione alla terapia di base, che gli verranno prescritte dal proprio medico curante o direttamente dallo specialista dal quale verrà seguito durante l’iter di guarigione.

Tra queste rientrano i supplementi ricostituenti e/o multivitaminici, da prendere quotidianamente; l’integrazione specifica di ferro (spesso gravemente carente nei soggetti celiaci, soprattutto nelle donne), i protettori gastrici -utili per riabituare lo stomaco a digerire e metabolizzare i cibi senza indebolire ulteriormente la parete gastrica- e i pre e probiotici, fatti a cicli alterni o presi in accoppiata (ad esempio prebiotico a pranzo e probiotico a cena), indispensabili per ripristinare il corretto equilibrio intestinale e permettere la selezione lenta e graduale di una flora batterica sempre più efficiente.

In cosa consiste la dieta senza glutine?

L’unica e vera terapia per la celiachia è la dieta senza glutine, da seguire rigorosamente a vita.

Essa consiste nell’eliminazione completa del glutine (con particolare attenzione anche alle possibili contaminazioni dallo stesso) dall’alimentazione del paziente. Il glutine altri non è che la principale componente proteica di numerosi cereali, raffinati e non. E’ presente in tutti i derivati del grano, ma anche in cereali come farro, segale, orzo, kamut e affini. Non è invece contenuto in mais, teff, miglio, amaranto, quinoa e grano saraceno. Ricordiamo, in quest’ultimo caso, che il grano saraceno non ha nulla a che vedere con il grano di frumento: è uno pseudocereale che con il grano comune condivide soltanto una fuorviante assonanza lessicale.

L’unico cereale “dubbio” è l’avena: contiene glutine in dosi minime, ma è ben tollerata dai celiaci e ad oggi non sussistono evidenze scientifiche che ne sconsiglino l’assunzione (a patto di stare attenti, anche in questo caso, alle contaminazioni). Questo sembrerebbe esser dovuto alla sua particolare composizione, estremamente bilanciata, e anche a delle peculiari caratteristiche in grado di renderla estremamente digeribile.

Tutti gli altri prodotti sia contenenti cereali che non, proprio per via delle contaminazioni, dovranno riportare la dicitura “Senza glutine” per poter esser consumati con serenità. O comunque non dovranno riportare il glutine nella lista tra i possibili contaminanti (il classico “prodotto in uno stabilimento che fa uso di…” o “potrebbe contenere tracce di…”).

vaccini

Celiachia: qualche informazione sui vaccini

Ultimamente stanno scatenando svariati rumors le potenziali vaccinazioni contro la celiachia, unite a svariate cure farmacologiche, tutte ancora in fase sperimentale. Esistono numerosi studi in corso d’opera che vengono portati avanti dai maggiori centri scientifici d’Europa e del Mondo, alcuni conclusi e altri giunti già alla loro terza (e quindi ultima) fase sperimentale. Alcuni gruppi di studio stanno valutando basano l’assunzione forzata di particolari enzimi digestivi; altri l’inibizione della zonulina, l’ormone responsabile, in soldoni, dell’apertura dei “varchi” sulle pareti intestinali che permettono l’attecchimento dell’infiammazione. Altri ancora la soppressione della risposta immunologica al glutine mediante vaccino: il cosiddetto Nexvax2. Quest’ultimo approccio sembrerebbe essere il più promettente ma è ancora in fase sperimentale e sarebbe adottabile soltanto su un ristretto gruppo di pazienti geneticamente predisposti allo stesso.

Nulla di concreto, insomma, ma negli anni a venire ne vedremo sicuramente delle belle!