Il diabete di tipo 1 (T1DM) è una patologia autoimmune dove gli anticorpi si rivoltano contro le cellule pancreatiche produttrici di insulina e che si manifesta principalmente nell’infanzia e nell’adolescenza; generalmente è insulino-dipendente, cioè la persona che ne è affetta dovrà somministrarsi insulina per tutta la sua vita.

La sua comparsa potrebbe essere causata da diversi fattori genetici o ambientali. Tra i fattori ambientali possono presentarsi agenti infettivi che compaiono in età precoce e che quindi danno il via al processo autoimmune, ma anche il precoce inserimento del latte vaccino e del glutine.

Come per le infezioni anche le proteine del latte potrebbero agire come elemento scatenante per scatenare l’immunità contro il proprio organismo (c’è infatti una correlazione tra aumento del rischio di diabete di tipo 1 e l’introduzione del latte prima del quarto mese di vita).

Anche se non ci sono giudizi unanimi è stato ipotizzato che anche il glutine possa scatenare la reazione immunitaria del pancreas (gli anticorpi anti-pancreas tendono a scomparire a seguito di una dieta senza glutine). Altri studi mostrano come i diabetici possano sviluppare anche intolleranza nei confronti del glutine.

Un po’ di dati

La celiachia riguarda l’8% dei soggetti affetti da diabete di tipo 1, anche se solo 6 su 10 sono sintomatici mentre non è stata notata nessuna correlazione tra celiachia e diabete di tipo 2 (il tipo di diabete che compare principalmente in età adulta e non necessariamente richiede l’utilizzo dell’insulina ma spesso viene trattato solo con alimentazione equilibrata ed esercizio fisico).

C’è una maggior associazione nei soggetti ai quali il diabete di tipo 1 è stato diagnosticato prima dei 4 anni di vita e la prevalenza oscilla tra 4,1 e 6,5%.

La diagnosi di solito avviene un po’ casualmente verso gli otto anni di età, grazie ai controlli annuali, soprattutto se la celiachia compare in forma leggera, o se addirittura è asintomatica, e si tratta soprattutto di sintomatologia extra-intestinale (bassa statura, anemia, ritardo nella comparsa della pubertà).

Secondo alcuni autori invece le oscillazioni di glicemia sono molto frequenti nei primi stadi della malattia celiachia e sono attribuibili all’alterato assorbimento causato dalla malattia.

Screening per la Celiachia

La necessità di effettuare lo screening per la celicahia nei soggetti con diabete di tipo 1 è ampiamente discussa dai vari autori; la maggior parte lo consiglia a tutti i soggetti affetti da T1DM e ai suoi familiari di primo grado; questo perché la prevalenza della celiachia nei familiari di primo grado di soggetti con diabete è più alta rispetto alla media e aumenta se oltre al diabete sussiste un’altra patologia autoimmune.

Si andranno quindi ad eseguire gli esami del sangue per la ricerca degli anticorpi anti-transglutaminasi ed eventualmente la biopsia intestinale che viene effettuata su tutti i soggetti positivi allo screening con elevati anticorpi, indipendentemente dai sintomi.

Se il primo risultato dovesse essere negativo lo screening va rifatto al comparire dei primi sintomi o segni di malnutrizione. Se il soggetto rimane asintomatico lo screening va comunque ripetuto i primi dieci anni: una volta l’anno per i primi quattro anni, una volta ogni due anni per i rimanenti sei anni. Questo perché nei 90% dei casi la positività anticorpale compare entro due anni dalla diagnosi o comunque entro dieci anni dalla comparsa del diabete.

L’alimentazione per Celiachia e Diabete

T1DM e celiachia hanno in comune l’essere due patologie che condizionano l’alimentazione e condividono anche una similitudine nella gestione: ci sono regole restrittive e che devono essere seguite pedissequamente per mantenere un buon stato di salute ed è fondamentale aderire ad una dieta equilibrata dove la distribuzione dei nutrienti è rispettata ad ogni pasto.

La persona diabetica e celiaca non deve solo controllare l’introito di carboidrati e zuccheri semplici ma anche introdurre la giusta dose di fibre, ricordando che è importante non ridurre drasticamente i carboidrati rischiando di eccedere in grassi e proteine e che, nel lungo termine, togliendo il glutine si dovrebbe anche normalizzare l’assorbimento degli alimenti con conseguente miglior controllo del diabete (se la glicemia è più stabile il fabbisogno di insulina è più regolare). Comunque non si elimina arbitrariamente il glutine dalla dieta, soprattutto se la celiachia è asintomatica.

Il consumo di fibre da tenere elevato include cibo integrale, verdure, legumi, frutta e frutta secca tenendo sempre come bussola la dieta mediterranea.

L’indice glicemico fornisce indice della capacità di un alimento di innalzare la glicemia: l’ingestione degli alimenti con un alto indice glicemico porta ad un picco glicemico con conseguente rilascio massivo di insulina. Vari studi non sono arrivati ad una conclusione certa, l’indice glicemico è ancora da indagare; così come non ci sono dati significativi sull’aumento dell’obesità correlato alla dieta senza glutine. Per quanto riguarda il controllo metabolico, che è uno dei pilastri del controllo del diabete, non ci sono evidenze che la dieta gluten-free influenzi il controllo metabolico o la crescita.

Difficoltà della dieta senza glutine

Il rischio di una dieta per il diabete unita a quella senza glutine può provocare un carico psicologico notevole perché la gestione del diabete è già di per sé estremamente invasiva e l’ulteriore restrizione data dall’alimentazione gluten free può essere molto frustrante: si tratta di aggiungere un’alimentazione piena di limiti ad una condizione cronica già piuttosto invasiva. Inoltre si potrebbe andare incontro a carenze nutrizionali se la dieta non fosse ben gestita.

Una dieta così impostata, soprattuto in età evolutiva, rappresenta un equilibrio difficile da raggiungere per il bambino o l’adolescente. Il bambino potrebbe reagire con atteggiamenti di chiusura causati dalla frustrazione, l’adolescente con veri e propri atti di ribellione. É molto importante non sottovalutare gli aspetti psicologici perché si corre il rischio di non aderenza alla terapia

Nei soggetti celiaci con pochi sintomi, sfumati, che rappresentano la maggioranza, la gestione è ancor più difficoltosa perché si tratta di persone che non hanno sperimentato i classici e dolorosi sintomi gastrointestinali e quindi poco avvezze a seguire la dieta senza glutine. Inoltre la certezza sul ruolo dell’alimentazione gluten-free nel soggetto adulto con diabete di tipo 1 non c’è perché la maggior parte degli studi sono stati condotti sulla popolazione di età pediatrica.

Raccomandazioni sull’alimentazione

Come regola aurea ricordiamo che il fai-da-te quando si tratta di salute non è mai l’approccio giusto, così come il “sentito dire”: è fondamentale, se si ha il sospetto di avere qualcosa che non va, o che ce l’abbia qualcuno dei nostri cari, rivolgersi a specialisti, sono loro che sapranno indirizzarci ai giusti esami diagnostici e alla terapia corretta. Non improvvisiamoci specialisti se non lo siamo.

Soprattutto nel caso patologie concomitanti è richiesto un approccio specialistico multidisciplinare: più specialisti che intervengono e collaborano per tracciare il percorso giusto per il paziente (in questo caso, ad esempio, gastroenterologo, diabetologo e psicologo).