La celiachia infantile è tale e quale alla forma di celiachia che colpisce i soggetti in età adulta. L’insorgenza è la medesima: avviene quando l’organismo è predisposto geneticamente ad essa e può causare gravi problemi a livello di benessere generale.

Con la celiachia nell’infanzia bisogna essere molto cauti: l’organismo del bambino è un organismo immaturo, ancora in fase di accrescimento, che ha necessità (molto più che nell’età adulta) di “captare” ed assimilare tutti i macro e micronutrienti necessari ad un corretto sviluppo.

Riconoscere l’insorgenza di una celiachia del bambino è tuttavia molto più semplice rispetto alla diagnosi in età adulta. Ci sono, infatti, alcuni particolari segnali che sono pressoché palesi e che solitamente riescono a mettere in allarme il genitore fin da subito. Al contrario la forma adulta di celiachia può essere invece sia palese, manifesta, che silente e più subdola, difficile da diagnosticare perché caratterizzata da una sintomatologia non propriamente accreditabile alla celiachia ma bensì ad altre numerose problematiche o patologie.

Tra poco parleremo in breve di quelli che sono i maggiori sintomi della celiachia dei bambini, proveremo a conoscerli più a fondo di modo che possano destare sospetto già alla loro insorgenza. Informarsi è tutto, ma non dimentichiamo, e ci rivolgiamo soprattutto ai genitori di bambini potenzialmente celiaci, che è essenziale recarsi presso lo studio di un bravo pediatra per approfondire meglio (e il più tempestivamente possibile) la questione.

Celiachia nel bambino: come riconoscerla?

La celiachia infantile provoca quasi sempre gli stessi sintomi che provoca in età adulta. Si osservano, nella stragrande maggioranza dei casi (ma, ricordiamolo, non è una regola assoluta) sintomi di natura gastrointestinale. Gonfiore, difficoltà digestive, flatulenza, feci chiare e voluminose, reflusso acido e così via.

C’è tuttavia un segnale, evidentissimo nel bambino molto più che nell’adulto, che deve destare sospetto quasi subito: il mancato accrescimento. Molti sono i bambini che soffrono di mancato accrescimento per la limitata produzione di GH (ormone della crescita), ma spesso un buon 80% di tutti questi bambini che non crescono a ritmi “normali”, sono semplicemente dei piccoli celiaci non ancora diagnosticati.

La celiachia, come abbiamo infatti più e più volte specificato, causa inevitabilmente malassorbimento e può provocare carenze nutrizionali più o meno gravi, soprattutto sul medio/lungo termine. Nel caso dell’organismo dell’infante, che è ancora in fase di crescita, tale malassorbimento non si manifesta esclusivamente con alterazioni quali anemia e perdita di peso immotivata ma anche con un inevitabile ritardo nello sviluppo.

È essenziale, quindi, tenere occhio del percorso di crescita del proprio bambino. Un’operazione semplicissima che può essere svolta ad ogni visita pediatrica, ogni qualvolta ce ne sia l’occasione. I pediatri non a caso sono infatti muniti di tabelle ben precise che inquadrano perfettamente quelli che dovrebbero essere i “normali” parametri di sviluppo di un infante in base all’età, dall’altezza al peso.

Le complicazioni

Le implicazioni della celiachia infantile sono infinite, proprio come quelle che si hanno quando la celiachia colpisce gli adulti. Un soggetto in fase di sviluppo necessita indispensabilmente di un eccellente apporto di nutrienti, che consenta al corpo, inclusi soprattutto il sistema muscolo/scheletrico e tutti gli organi interni, oltre che il sistema immunitario, di evolversi correttamente. Un bambino con un buono stato di salute, il cui apparato digerente funziona alla perfezione, ha buone probabilità di diventare un adulto “sano”.

Al contrario, un bambino che cresce con addosso una malattia autoimmune come la celiachia non diagnosticata o peggio ancora non trattata, avrà elevate probabilità di sviluppare altre patologie autoimmuni, allergie e disturbi dell’apprendimento ed essere ad ogni modo sicuramente più “cagionevole” di salute rispetto ai suoi coetanei.

Importantissimo, dunque, prestare la giusta attenzione senza entrare nell’allarmismo immotivato. Non ha senso stressare i piccoli con esami e test continui ma sicuramente, situazioni come gastriti ricorrenti o difficoltà di apprendimento o crescita devono destare il giusto sospetto e vanno senz’altro approfondite, onde evitare cascate di reazioni collaterali non desiderate.

Glutine nell’infanzia e svezzamento: tutto quello che c’è da sapere

La celiachia del bambino necessita (proprio come per l’adulto) di un certo grado di predisposizione genetica. Tuttavia il glutine tende ad essere sempre e comunque (anche per i soggetti sani) una molecola che finisce sempre per l’avere un minimo potere infiammatorio.

Sugli individui sani, che riescono a gestirla correttamente a livello immunitario ed enzimatico, la tossicità è pressoché nulla. Ma non vale lo stesso per i bambini, soprattutto per i neonati ancora in fase di svezzamento, che devono letteralmente “mettere alla prova” il loro sistema digerente di giorno in giorno, abituandolo, con lo svezzamento, a produrre enzimi digestivi e una flora batterica sana, che crei un ambiente favorevole all’assorbimento dei nutrienti e non, invece, putrefattivo.

La comunità scientifica si è interrogata a lungo su quale fosse l’età adatta per introdurre nella dieta del bambino una particella così delicata come il glutine, e ciò che è stato dimostrato è che l’età ideale per l’inserimento del glutine (a piccolissime dosi) sia quella che va dai 6/7 ai 12 mesi. Il glutine non andrebbe assolutamente introdotto nell’alimentazione del bambino prima dei 4 mesi di età.

Sono ancora in corso studi sull’inserimento tardivo (dopo i 12 mesi) ma ad oggi non vi sono ancora evidenze scientifiche che dimostrino che quest’ultimo possa avere un fattore protettivo contro la celiachia infantile.

Celiachia infantile: piccola parentesi sul rotavirus

La celiachia è una malattia autoimmune e, come tale, può trovare “terreno fertile” in tutti quei casi in cui il sistema immunitario si trovi ad esser messo sotto stress. In particolar modo, trattandosi di una problematica che ha a che vedere con la digestione e l’assimilazione del glutine, è stato dimostrato che alcuni virus che colpiscono direttamente l’apparato digerente sono in grado di causare un habitat favorevole all’insorgenza della patologia.

Uno di questi è il rotavirus, il virus della gastroenterite, comunissimo nell’infanzia. Occhio, dunque, a somministrare glutine a un bambino che ha contratto di recente (o sta ancora superando) il rotavirus.

Meglio prediligere fonti di carboidrati più digeribili (come l’avena, l’amaranto e le patate) e attendere qualche settimana dalla fine dei sintomi prima di reintrodurre il glutine, magari dopo aver “ripulito” l’organismo con un bel ciclo di probiotici, sui quali saprà darvi sicuramente maggiori informazioni il vostro pediatra o farmacista di fiducia.