Qual’è l’approccio clinico più adatto da seguire per i soggetti affetti da Celiachia Potenziale (MCP)? Com’è possibile diagnosticarla?

La Celiachia potenziale rappresenta una delle più grandi sfide in campo medico degli ultimi decenni. Dall’introduzione delle nuove tecniche diagnostiche per la celiachia, sempre più specifiche e sempre più sensibili, è stato possibile suddividere la malattia celiaca in varie sottoforme, tutte caratterizzate da quadri clinici che le rendono accomunabili ma anche estremamente diverse l’una dall’altra.

In particolar modo, la celiachia potenziale è vista come una sorta di rebus irrisolvibile dalla comunità scientifica di tutto il mondo. La sua natura ricca di sfaccettature ne rende semplice la diagnosi ma complesso il trattamento, e ad oggi (anche se esistono delle linee guida ben specifiche) le strade percorribili che hanno come fine ultimo il suo trattamento possono essere suddivise in due grossi gruppi, che tendono a “spaccare” in due l’opinione medica.

Da una parte ci sono i sostenitori della dieta senza glutine “a priori”, da adottare anche in assenza di sintomi e alterazioni cliniche intestinali ed ematiche in seguito alla diagnosi, dall’altra ci sono invece i “moderati”, tutti quei medici che preferiscono intensificare i follow up in seguito a diagnosi e far seguire al paziente la propria alimentazione ordinaria, limitando magari il glutine ma senza eliminarlo del tutto.

In entrambi i casi, comunque sia, i controlli andranno intensificati e bisognerà porre particolare attenzione ad ogni minima variazione nelle condizioni del paziente, sia riferita dal paziente stesso (comparsa di sintomi) che riscontrabile tramite gli esami ematici.

Ma che cos’é la celiachia potenziale? Ecco tutte le caratteristiche

La malattia celiaca potenziale si differenzia da quella classica per la tipologia di risposta immunitaria che provoca. In entrambe le forme, i pazienti possono presentare un quadro clinico sintomatico o asintomatico (con prevalenza più o meno dell’80% di casi sintomatici). I sintomi possono a loro volta essere specifici (diarrea, vomito, calo ponderale, carenze minerali e vitaminiche) che aspecifici (reflusso gastroesofageo, stanchezza, anemia, osteopenia, stomatite aftosa e sintomi da IBS -intestino irritabile-).

I pazienti affetti da MCP, o malattia celiaca potenziale, hanno tutti quadro genetico “a sfavore” con presenza di geni HLA DQ2 e/o DQ8, proprio come i pazienti affetti da celiachia classica. Presentano sempre positività per marker anticorpali antiendomisio (EmA) specifici della celiachia. La biopsia duodenale di un paziente affetto da MCP presenta un quadro generalmente meno grave rispetto a quello evidenziabile in pazienti con celiachia conclamata.

Secondo la classificazione di Marsh, utilizzata in tutto il mondo per valutare lo stato di atrofia dei villi intestinali, i gradi maggiormente riscontrati vanno da 0 (alterazione nulla) a 1 (alterazione molto lieve). L’associazione con la patologia autoimmune vera e propria, con presenza di anticorpi antinucleo, è nettamente maggiore nei pazienti affetti da MCP sintomatica; i pazienti affetti da MCP asintomatica hanno solitamente un quadro clinico complessivo meno grave, che permette ai medici di consentirsi un margine d’errore più ampio, anche in fase di valutazione della terapia da adottare.

Celiachia potenziale: differenza con le altre forme di celiachia

Da che cosa si differenzia, dunque, la celiachia potenziale dalle altre forme di celiachia? Vediamole una ad una:

Differenze con celiachia franca:

la celiachia franca presenta un quadro clinico di una certa rilevanza, va trattata tempestivamente e l’iter terapeutico da seguire è unico e solo ed ha come base di partenza la necessità assoluta di eliminare definitivamente il glutine dalla dieta del paziente che ne è affetto. I valori ematici del paziente sono alterati, lo stesso presenta nella stragrande maggioranza dei casi sintomi evidenti (in particolar modo diarrea e malassorbimento) e i villi intestinali sono atrofizzati in maniera che va da medio/grave a gravissima, potenzialmente irrisolvibile. Nella celiachia potenziale possono esserci sì sintomi, ma non essendoci una vera e propria risposta immunitaria al glutine il quadro clinico è nettamente più favorevole e l’iter terapeutico non è unico e solo: può essere valutato caso  per caso.

Differenze con celiachia atipica:

la celiachia atipica è una celiachia franca che si manifesta, tuttavia, con sintomi aspecifici. I sintomi possono avere origine in più sedi ed essere completamente diversi tra loro: si va dalla dermatite all’osteopenia, dalla stanchezza cronica immotivata all’irritabilità e agli scompensi ormonali. Identificarla spesso è dunque difficile, poiché si pone maggior attenzione ai singoli sintomi andando a ricercarne le cause in quelle che sono le più logiche alle quali pensare. Un esempio? Il celiaco atipico che soffre di dermatite cronica, probabilmente, prima di arrivare a diagnosi di celiachia farà tutti i test relativi ad allergie e infezioni batteriche, poiché i medici stessi saranno “sviati” nella diagnosi da sintomi non direttamente riconducibili a celiachia, ma bensì alle altre patologie che più comunemente li provocano. Le differenze con la MCP sono le stesse delle quali abbiamo parlato citando la celiachia franca.

Differenze con celiachia silente:

la celiachia silente è una tra le forme di celiachia più subdole. Non presenta sintomi di alcun tipo e, se li presenta, sono estremamente lievi e comunque riconducibili più ad un abbassamento delle difese immunitarie che a celiachia stessa. E’ la più simile per quadro clinico alla Malattia Celiaca Potenziale, ma al contrario di quest’ultima va trattata tempestivamente, come se fosse una celiachia franca vera e propria.

Le cure possibili per la celiachia potenziale: dieta senza glutine sì o no?

Dal momento che la celiachia potenziale si differenzia da tutte le altre forme di celiachia proprio per l’assenza di risposta immunitaria vera e propria successiva all’assunzione di glutine, le terapie consigliate sono sostanzialmente di due tipi. I pazienti affetti da MCP sintomatica vengono solitamente trattati con un trial di dieta aglutinata e successivi esami di follow up, per valutare l’adesione alla terapia; mentre quelli affetti da MCP asintomatica vengono lasciati il più delle volte liberi di assumere quanto glutine desiderano, magari senza esagerare.

In entrambi i casi, ovviamente, dal momento che la stragrande maggioranza delle malattie celiache potenziali finisce per “evolvere” in celiachia franca nel corso di un paio d’anni, i medici suggeriscono l’intensificazione dei controlli. La patologia va tenuta strettamente sott’occhio così da prenderla per tempo in caso di evoluzioni negative, intervenendo fin da subito con terapia basata su dieta aglutinata ed evitando il danneggiamento dei villi intestinali.