Celiachia e malattia o morbo di Crohn sono ambedue malattie caratterizzate da sintomatologie che possono essere sia manifeste e chiare che silenti o atipiche. Quando la manifestazione dell’una o dell’altra è di tipo gastrointestinale (la forma più comune per entrambe) si potrebbe andare in confusione. Così come si potrebbe andare in confusione nella distinzione tra celiachia e intolleranze, o celiachia e gastrite.

Il medico curante stesso potrebbe avere qualche dubbio, ma non è un problema perché esistono esami specifici per entrambe ed è possibile distinguerle in maniera netta e decisa semplicemente effettuando i giusti controlli medici e i dovuti approfondimenti. Ma cosa differenzia queste due patologie? Che cosa hanno in comune celiachia e morbo di Crohn, invece? Esiste una possibile correlazione tra le due? Vediamolo insieme.

Celiachia e morbo di Crohn: ecco cosa hanno in comune

Celiachia e morbo di Crohn hanno in comune il fatto di essere entrambe due patologie infiammatorie gastrointestinali. La Celiachia colpisce più distretti organici per via delle reazioni autoimmuni che è in grado di scatenare, ma anche il morbo di Crohn, che causa infiammazione cronica e malassorbimento, può finire per manifestarsi con sintomatologie che non hanno nulla a che vedere con stomaco e intestino e interessano distretti del tutto differenti.

Entrambe, tuttavia, “danneggiano” l’apparato digerente e possono farlo in maniera reversibile o irreversibile. In ambedue i casi, la diagnosi tempestiva può davvero risultare il punto di svolta nell’ottenimento di una prognosi favorevole.

Se la celiachia è tuttavia una patologia a decorso quasi sempre positivo, il morbo di Crohn è più imprevedibile poiché strettamente correlato dalla reazione ai farmaci del singolo individuo e alla bravura dei medici di trovare la combinazione esatta e più efficace.

Chron e celiachia: ci sono correlazioni?

Tra celiachia e morbo di Chron ci sono correlazioni. Le persone affette da morbo di Chron, infatti, tendono spesso ad essere anche intolleranti al glutine (sebbene non necessariamente “celiache” nel vero senso del termine).

Il motivo è semplice: il glutine è una macromolecola complessa da digerire ed è quasi normale che porti a creare stati infiammatori, soprattutto su soggetti predisposti o su organismi che non sono al top della loro forma.

I soggetti affetti da morbo di Crohn, che inevitabilmente convivono con infiammazione gastrica perenne, hanno più difficoltà nella digestione di alimenti complessi rispetto a un individuo il cui sistema digerente è perfettamente sano.

E’ dunque molto facile che chi soffre di morbo di Crohn non tolleri alimenti contenenti lieviti, glutine, lattosio e altre molecole potenzialmente irritanti. Dovrà dunque astenersi dal consumo di glutine senza tuttavia stare attento a contaminazioni o “sgarri” sporadici, cosa che è invece assolutamente impossibile per il celiaco, che deve prestare la massima attenzione anche a queste sottigliezze.

Prognosi: il fattore reversibilità

Sia la celiachia che il morbo di Crohn possono essere tenuti a bada con ottimi risultati. La prognosi è tuttavia differente: se la celiachia, una volta adottata una dieta senza glutine, andrà nel 99,9% dei casi a migliorare con il tempo (tanto più il soggetto si asterrà dal glutine, tanto più il suo sistema immunitario e digerente avranno modo di “riparare i danni”), il morbo di Crohn rimane stazionario o va peggiorando con l’età. E’ importantissimo, nel secondo caso, che i medici siano in grado di non “bombardarlo” già agli inizi ma piuttosto di optare per terapie blande e conservative, aiutando il paziente con una corretta alimentazione, pre e probiotici ed enzimi digestivi per favorire un migliore assorbimento dei nutrienti.

Le terapie, se necessario, andranno aggiustate ogni qual volta risulterà necessario andando a sfruttare farmaci sempre più potenti, che non andranno cambiati mai almeno fin tanto che l’organismo non arriverà ad abituarsi alla terapia e non rispondere più correttamente.

Cos’è peggio?

Partiamo dal presupposto che non esistono malattie di serie A e malattie di serie B e che qualsiasi tipo di patologia che possa causare un peggioramento più o meno grave delle condizioni di vita e di salute del soggetto, è una brutta cosa di per sé a prescindere dal suo “nome”, ed è necessario trovare ad essa una soluzione, una cura valida, indispensabile per poter osservare dei miglioramenti a tutto tondo.

Ma cos’è davvero peggio tra celiachia e morbo di Crohn? Quali e quanto sono alte le probabilità di stare meglio e di condurre una vita normale se si soffre dell’una, dell’altra o di entrambe le patologie?

Sicuramente, sebbene sia una malattia a carattere autoimmune, la celiachia è molto più semplice da trattare rispetto al morbo di Crohn. Se diagnosticata per tempo, infatti, non richiede alcuna cura specifica se non l’adozione a vita di una dieta senza glutine, ad oggi semplificata dall’incredibile offerta di mercato di prodotti dedicati a questo tipo di intolleranza.

I sintomi secondari che è in grado di causare sono tutti totalmente reversibili. I villi intestinali stessi, che come abbiamo osservato nel trattarne le conseguenze vanno incontro ad atrofia, possono tornare “in piena forma” già dopo qualche mese dal momento della diagnosi e della relativa esclusione di glutine dalla propria alimentazione.

Nel caso del morbo di Crohn, purtroppo, la situazione è ben diversa. Se doveste scoprire di essere affetti da tale malattia, però, non disperate. La medicina fa passi da gigante giorno dopo giorno e le scoperte terapeutiche sono sempre meno invasive, sempre più “soft” dal punto di vista degli effetti collaterali e sempre più efficaci.

I soggetti affetti da morbo di Chron possono condurre uno stile di vita normale e sereno, ma molto dipende dalla gravità del singolo e dalla sua risposta ai farmaci. Il morbo di Crohn richiede infatti necessaria una terapia di tipo farmacologico, che può essere di tipo curativo o conservativo (gastroprotettori, farmaci antiacido o semplici fermenti lattici o enzimi digestivi). Non può essere curata ma può essere tenuta sotto controllo.

Al contrario della celiachia, tuttavia, potrebbe essere soggetta a ricadute e recidive e potrebbe essere necessario un aggiustamento (più o meno frequente) della terapia. Cosa che è assente nel caso di malattia celiaca (che nel 99,9% dei casi risponde appieno, e a vita, alla dieta agglutinata).