La gravidanza è un periodo delicato per la vita di una donna, che deve essere affrontato con serenità e consapevolezza. Aspettare un bambino rappresenta sempre un evento che va preparato con cura, e realizzato con tutte le premure del caso.

Molte donne che soffrono di celiachia pensano alla gravidanza come ad una complicanza per i sintomi della malattia, e temono che si possa trasferire la patologia al nascituro o, ancora, che quest’ultimo possa nascere con delle gravi carenze.

In realtà, se si assume uno stile di vita sano e adatto a chi soffre già di questa patologia, non vi è alcun rischio di avere una gravidanza problematica, e tale periodo può essere vissuto in piena tranquillità.

Nella piccola guida che segue spieghiamo però quali atteggiamenti sarebbe meglio evitare e quali invece adottare per far sì che la gravidanza possa essere vissuta appieno dalla donna celiaca, senza alcuna differenza rispetto ad una futura mamma che non soffre di questa infiammazione cronica.

Rischio aborto spontaneo: concreto solo in mancanza di cure

Diversi studi hanno accertato la correlazione tra malattia celiaca ed aborti spontanei. Interessante a tal proposito uno studio italiano, portato avanti nel 2010 da un’equipe dell’Università Cattolica Policlinico Gemelli di Roma, e successivamente validato e riconosciuto a livello internazionale, anche attraverso pubblicazioni su riviste di settore specializzate, come l’American Journal of Gastroenterology.

Tale ricerca rivela come in pratica la celiachia “divorasse” la placenta, che sappiamo essere fonte di nutrimento per il feto. Gli anticorpi di questa patologia autoimmune, osservati attentamente, si comportano quindi come distruttori dell’ambiente che dovrebbe ospitare una nuova vita, andando a fagocitare le cellule placentari e provocando aborti spontanei.

Se curata, ovviamente, la celiachia non comporta alcun problema per il nascituro, e si azzera il rischio aborto spontaneo. Il problema risiede proprio nella consapevolezza delle pazienti di soffrire della patologia celiaca che, purtroppo, comporta un rischio di abortire di tre volte maggiore rispetto ad una donna non celiaca.

Occorre perciò, anche in presenza di sintomi che possano ricondurre vagamente alla celiachia, effettuare i controlli preventivi per capire se si soffre o meno di tale patologia, ed eventualmente curarsi.

Carenze nutritive: possibili se la mamma non sa di essere celiaca

La mancanza di diagnosi può determinare, oltre al rischio di aborto spontaneo nelle donne celiache, anche gravi carenze nutritive, che mettono quindi a repentaglio anche la salute del feto in gravidanza.

Il malassorbimento provocato dalla malattia autoimmune in questione può infatti provocare, quando non c’è consapevolezza della patologia e quindi non si provvede con un’adeguata dieta e cura, pericolose mancanze nel sangue di ferro, calcio e, soprattutto, di folati come l’acido folico, fondamentali per un corretto sviluppo del feto.

La carenza di queste sostanze può infatti causare problemi di spina bifida, di sviluppo osteoarticolare, neuronale e malformazioni. Per scongiurare qualsiasi problema di questo tipo occorre adottare una dieta totalmente priva di glutine a partire da almeno sei mesi prima del concepimento. È questo infatti il tempo che occorre al sangue di liberarsi di tutti gli anticorpi “impazziti” al suo interno.

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Quali sono i controlli a cui sottoporsi

Se si è messo “in cantiere” un bebè sarebbe perciò utile sottoporsi a controlli per verificare che non si possiedano nell’organismo gli anticorpi della celiachia pur in assenza di sintomi. Molti adulti, ad esempio, pur essendo malati risultano totalmente asintomatici, il che rende tutto molto più complicato per la propria salute. 

La celiachia non trattata può infatti comportare complicazioni come malnutrizione, problemi al fegato e addirittura tumori all’intestino o linfomi. Per le donne a ciò si aggiungano gravidanze difficili con rischio di aborti spontanei e malformazioni del feto. Anche in presenza di sintomi, poi, vi sono enormi differenze da soggetto a soggetto, che possono dipendere da tantissimi fattori.

Quello della sintomatologia e delle cause della celiachia è un argomento che andrebbe trattato in un articolo a parte, ad ogni modo il consiglio è quello di effettuare le indagini conoscitive verso tale patologia.

Tali indagini riguardano la ricerca degli anticorpi specifici, dei geni DQ2 e DQ8 e prove allergiche come Prick Test e Rast Test in caso di semplice intolleranza e non di malattia vera e propria.

Come svezzare il neonato: meglio con o senza glutine? Prima il test genetico

Una volta avuto un bambino le mamme celiache continuano ad essere assillate, giustamente, da domande e dubbi. Una di queste riguarda lo svezzamento del neonato. Come svezzarlo? Inserire o no il glutine nella dieta? E se sì, quando arriva il giusto momento per farlo?

Il primo comportamento da adottare è quello di non affidarsi al caso o alle iniziative personali, ma di consultare sempre un medico, meglio se specialista in Gastroenterologia e Nutrizione.

Oggi molti medici sono concordi nell’affermare che sarebbe meglio appurare prima dello svezzamento una predisposizione genetica alla celiachia, con la verifica della presenza dei geni DQ2 e DQ8.

Se negativo, si potrà procedere ad uno svezzamento uguale a quello proposto per i bambini non celiaci, con l’introduzione di alimenti contenenti glutine. Qualora il test dovesse invece risultare positivo ai geni incriminati ciò non significa che il bambino dovrà necessariamente sviluppare la malattia, ma che esiste però una predisposizione.

Una metodologia di svezzamento standard però, in quest’ultimo caso, avvertono i medici, non esiste. Le mamme dovranno quindi procedere con introduzione graduale e parziale di alimenti con glutine entro il primo anno di età del piccolo (ritardare l’introduzione dopo questa data non porta alcuna differenza o beneficio) e sorvegliare il bambino sulla comparsa di eventuali sintomi.

In assenza di questi ultimi si potrà procedere al dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi almeno una volta ogni 12 mesi, mentre la biopsia del duodeno, che si rende necessaria nella diagnosi certa di celiachia per gli adulti, per i bambini non è fondamentale e potrà tranquillamente essere evitata. Se tutti i risultati sono negativi, il bambino potrà essere alimentato con alimenti con glutine senza alcun tipo di problema.

Fonti