I celiaci, non avendo a disposizione una terapia farmacologica per la loro patologia, possono ridurre il rischio di incorrere nei gravi danni provocati dalla celiachia, solamente attenendosi a una rigorosa dieta senza glutine. Da quando sono aumentate le diagnosi di celiachia, il mercato si è adeguato e sono stati lanciati diversi prodotti di largo consumo che oggi si trovano anche nei supermercati della grande distribuzione organizzata.

Da prodotti di nicchia, acquistabili solo nelle farmacie o nei negozi specializzati, oggi i prodotti gluten free campeggiano tra gli scaffali degli ipermercati e supermercati. L’aumento del numero dei produttori e altri fattori come la pubblicità e la distribuzione, hanno sicuramente contribuito ad abbassare i prezzi dei prodotti, un tempo non certo concorrenziali, ma non si può dire si siano allineati ai prodotti normali.

La celiachia, malattia cronica a carico del Servizio Sanitario Nazionale

La celiachia non è più una malattia rara ma cronica. Chi ha ricevuto una diagnosi di celiachia da un medico specialista, ha diritto per legge ai prodotti senza glutine che si possono acquistare presso le farmacie o altri rivenditori convenzionati. Recentemente è intervenuto in Gazzetta Ufficiale un decreto del Ministero della Salute che ha abrogato il vecchio del 2006. Il Decreto è stato firmato dall’attuale Ministro della Salute, Giulia Grillo. Nel testo di legge si nota che tutto nasce dall’allineamento ai LEA – livelli essenziali di assistenza – su tutto il territorio nazionale. La principale novità infatti è data dal cambiamento del tetto di spesa. Il decreto ruota attorno all’erogazione gratuita degli alimenti con dicitura senza glutine, specificatamente formulati per celiaci o senza glutine, specificatamente formulati per persone intolleranti al glutine.

I tetti di spesa per i celiaci, ecco le novità 2018

Rispetto al vecchio decreto ministeriale del 2006, sono stati aumentati i livelli di spesa per i minori e abbassati quelli degli adulti. Vediamo in dettaglio:

  • Età 6 mesi – 5 anni: 56 € sia per maschi che per femmine.
  • Età 6 – 9 anni: 70 € sia per maschi che per femmine.
  • Età 10 – 13 anni: 100 € per i maschi, 90 per le femmine.
  • Età 14 – 17 anni: 124 € per i maschi, 99 per le femmine.
  • Età 18 – 59 anni: 110 € per i maschi, 90 per le femmine.
  • Età superiore a 60 anni: 89 € per i maschi, 75 per le femmine.

Gli importi scaturiscono dai LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti) stabiliti dalla Società di Nutrizione Umana e tengono conto di alcuni parametri come l’età, il genere e le relative differenze in termini di fabbisogni calorici. I limiti saranno posti ad aggiornamento periodico da parte del Ministero della Salute tenendo conto della variazione dei prezzi medi al consumo degli alimenti senza glutine.

Pur tuttavia sia evidente un taglio netto del 19%, che non è andato proprio giù ai celiaci che ogni giorno devono fare la spesa, c’è chi fa notare che si tratta invece di una ridistribuzione essendo, ad esempio, diminuiti i tetti di erogazione per la spesa per adulti ma nel contempo aumentata quella dei minori.

Inoltre il decreto fa espresso riferimento alla dieta e ai suoi aspetti nutrizionali affermando che il celiaco deve seguire una dieta varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati stimabile in almeno il 55%, che deve derivare anche da alimenti naturalmente privi di glutine provenienti da riso, mais, patate e legumi come fonte di carboidrati complessi, per cui la quota da soddisfare con alimenti senza glutine di base (pane, pasta e farina) è stimabile nel 35% dell’apporto energetico totale.

AiC, il ministro Grillo ha deluso le nostre aspettative

Naturalmente non sono mancate le voci di dissenso nei confronti di questo decreto del Ministro Grillo. Era auspicabile un intervento legislativo dopo diversi anni, ma ci si aspettava secondo alcuni, dei provvedimenti diversi. Una su tutte, si leva la voce dell’AiC – Associazione Italiana Celiachia – che attraverso un comunicato stampa fa sapere che, innanzitutto, siamo di fronte a un’assistenza nei confronti dei celiaci del tutto peculiare come Paese. Solo Malta, come l’Italia, ha a cuore i celiaci.

La tendenza auspicabile sarebbe stata quella di far viaggiare in parallelo la dematerializzazione dei buoni che invece risente ancora della regionalizzazione: ci sono regioni che sono a buon punto con il borsellino elettronico per l’acquisto di prodotti alimentari senza glutine, altre sono indietro. Ma non è tutto, l’AiC non si risparmia nei confronti del Ministro Giulia Grillo mandandole a dire attraverso un comunicato stampa di aver deluso le aspettative. Nella nota dell’Ufficio Stampa dell’AiC si legge:

I nostri appelli a dare precedenza al passaggio contemporaneo in tutte le Regioni dai buoni di acquisto cartacei a quelli digitali, che semplificherebbero e farebbero risparmiare, secondo le stime, 20 milioni di euro all’anno, sono rimasti del tutto inascoltati. Nessuna fretta di attuare la digitalizzazione dell’assistenza, con indubbio vantaggio sia per i cittadini celiaci che per il sistema sanitario, ma moltissima invece, quella di applicare la riduzione dei tetti di spesa a carico dei pazienti.

Insomma, sembrerebbe che il sistema debba essere rivisto alla luce di una sempre più necessaria digitalizzazione dei buoni, che farebbe risparmiare degli inutili costi e renderebbe più veloce e sicura la circolazione dei buoni stessi. Proprio a riguardo della dematerializzazione ogni Regione va da sé e prende decisioni autonome con il risultato che celiaci di Regioni diverse ricevono trattamenti diversi. Insomma, a rimetterci per via di questa confusione e sovrapposizione di interventi non sono solo i pazienti, ma anche farmacie, rivendite specializzate e anche il sistema sanitario perde in fatto di qualità delle prestazioni erogate in favore delle persone celiache.