L’unica terapia possibile per ridurre i sintomi della celiachia è adottare a vita una dieta senza glutine. I prodotti privi di glutine possono tuttavia risultare estremamente costosi. Ci riferiamo non solo ai cereali liberi dal glutine e consumati tal quali (mais, miglio, quinoa e via di seguito) ma anche e soprattutto ai prodotti confezionati, che vanno acquistati all’interno di strutture specifiche (farmacia o negozi convenzionati dalle ASL) o nei reparti appositi dei supermercati ben forniti.

Per garantire una maggiore sostenibilità della dieta senza glutine e consentire ai pazienti meno fortunati di vivere la propria patologia in maniera più rilassata, lo Stato italiano garantisce ai pazienti diagnosticati l’erogazione vita natural durante di buoni acquisto da spendere presso le farmacie e i negozi abilitati.

L’iter per ottenerli è piuttosto lungo e complesso, ma una volta acquisito il diritto agli stessi lo si mantiene ovviamente a vita, giacché la celiachia non viene classificata come malattia rara ma come malattia cronica e, dunque, incurabile.

Come ottenere i buoni pasto per la celiachia?

Per ottenere i buoni pasto per celiaci è necessario essere celiaci, ovvio. Se fosse soltanto questo il punto, però, sarebbe tutto estremamente semplice. In realtà non è così. Per ottenerli è necessario ottenere propria ASL di appartenenza e tramite il proprio medico curante due certificati ben precisi: il primo è l’autorizzazione alla fruizione gratuita dei prodotti senza glutine, rilasciato dall’ASL, mentre il secondo è  il certificato di accertata diagnosi di malattia celiaca, rilasciato dallo specialista che ha seguito il paziente in fase di diagnosi o direttamente dal medico di base che lo ha in cura.

Per ottenere il certificato è indispensabile presentare atrofia parziale o appiattimento (anche minimo) dei villi intestinali. Le analisi del sangue contano poco: sono in molti i celiaci malati al 100% ma che non presentano presenza di anticorpi anti EmA. E’ importantissimo, dunque, non eliminare il glutine soltanto perché ci si accorge di trarre beneficio dalla sua eliminazione, magari in seguito a analisi del sangue positive per gli anticorpi specifici e quadro clinico ben inquadrato.

In attesa della biopsia è fondamentale continuare ad adottare la propria alimentazione standard, che includerà di certo alimenti contenenti glutine. Privarsi degli alimenti contenenti glutine, soprattutto in vista di una biopsia molto distante a livello di tempistiche dal momento del riscontro delle alterazioni ematiche, potrebbe voler dire portare a “spontanea guarigione” i villi intestinali, che non appariranno danneggiati pur in presenza di celiachia conclamata. E’ un’ipotesi potenzialmente rara, ma sono davvero in tanti i pazienti che finiscono per commettere questo errore.

Tolto il problema dei buoni ASL, che per molti potrà risultare insignificante, è necessario effettuare biopsie in fase di assunzione di glutine anche e soprattutto per poter ottenere un effettivo prima/dopo. E’ soltanto avendo ben chiaro il quadro di partenza che lo specialista potrà valutare i risultati della dieta senza glutine al successivo follow up.

Protocollo ESPGHAN: l’unico metodo per “bypassare” la biopsia

L’unico caso nel quale è possibile ottenere certificato di accertata diagnosi di malattia celiaca senza dover ricorrere a biopsia intestinale è rappresentato dai pazienti ai quali è applicabile il protocollo ESPGHAN, regolarmente riconosciuto dalla legge italiana. Il protocollo ESPGHAN viene applicato in tutti quei casi in cui, di fronte a alterazioni ematiche importanti e evidenti, riconducibili a celiachia franca, non risulti necessario ulteriore approfondimento con biopsie intestinali. E’ applicabile in presenza di positività per gli anticorpi anti-tTG IgA superiore di almeno 10 volte il valore soglia. confermata da presenza adeguata di anticorpi IgA nel sangue e da predisposizione genetica con presenza di geni HLA DQ2 e/o DQ8.

Uomini e donne: perché c’è differenza nei buoni ASL per celiaci?

I tetti massimi per la spesa mensile da spendere in farmacie e negozi abilitati sono regolamentati dallo Stato italiano e imposti alle ASL di ogni regione, fatta eccezione per le ragioni a statuto speciale. Essi sono più o meno così suddivisi:

Età Tetto massimo uomini Tetto massimo donne
6 mesi -> 1 anno 45,00€ 45,00€
Fino ai 3,5 anni d’età 62,00€ 62,00€
Fino ai 10 anni d’età 94,00€ 94,00€
Oltre i 10 anni d’età 140,00€ 99,00€

 

La validità effettiva dei buoni all’interno dei singoli punti vendita, così come alcune minime variazioni di valore, sono variabili di ASL in ASL di appartenenza. E’ sempre consigliabile, dunque, fare riferimento alle informazioni fornite dall’ente di rilascio della propria idonietà al ricevimento dei buoni.

Ma perché dai 10 anni in su di età uomini e donne hanno “diritti” diversi? Non c’è da preoccuparsi. E’ un semplice dato relativo ai consumi calorici stimati per entrambi i sessi in età adulta. E’ risaputo infatti che l’uomo ha di per sé un maggior dispendio energetico rispetto alla donna, fatta eccezione di alcuni casi particolari (sportivi, agonisti, soggetti che tendono al dimagrimento eccessivo e così via). Il tetto massimo è calcolato proprio in relazione a questo dato, che risulta invece ininfluente nell’infanzia, in fase di sviluppo.

Per informazioni più specifiche circa le modalità di erogazione dei buoni per celiaci, i negozi nei quali sarà possibile spenderli e il tetto di spesa previsto, è fondamentale fare riferimento all’ AIC -associazione celiaca italiana- della propria regione, cliccando qui e poi, all’interno della mappa, direttamente sulla propria regione di residenza (si verrà reindirizzati al portale specifico di quella zona).

risparmiare celiachia

E per quanto riguarda le spese mediche?

Il 2017 è stato un anno di importanti novità in fatto di normative per il trattamento della malattia celiaca. Il 18 Marzo 2017 sono stati aggiornati i LEA, Livelli Essenziali di Assistenza, che sono ufficialmente in vigore dal 19 Marzo, giorno successivo all’annuncio su Gazettino Ufficiale (n.65, per gli interessati).

La malattia celiaca è passata dall’essere considerata “Malattia Rara” all’essere presa in considerazione come “Malattia Cronica”. Il costo dei follow up terapeutici e delle visite specialistiche di controllo è dunque a carico dello Stato per tutti i pazienti già diagnosticati. Per i pazienti non ancora diagnosticati, che però sono in fase di ricerca di celiachia e risultano parenti di primo grado di pazienti celiaci (e quindi sono considerabili come “sogetti particolarmente a rischio”) le spese mediche relative alla diagnosi saranno agevolate dallo Stato. Gli stessi non saranno esenti dal pagamento degli esami e delle visite mediche ma potranno contare su un consistente primo aiuto.